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12 ottobre 2009

Oggi c'è vento fuori

Allievo mi chiama. Mi cerca. Mi chiede di Uomo. Chiede perchè non gli ho detto niente. Fa i conti che l'ultima volta che ci siamo visti (per una pizza di straforo prima di una commissione da fare assieme) Lui già c'era.

Fa la vocina, più o meno sorride. Si fa raccontare qualcosa. Fa anche una battuta che gli riesce male. Poi parla di altro.

E al momento dei saluti, con filo di voce tra lunghe pause, dice Sono in difficoltà.

Io abbozzo anche un tentativo di consolazione. Ma senza troppa convinzione. E lui dice Sono in difficoltà. Che vuoi che ti dica. Mi dispiace ma è così. Del resto sono sempre in difficoltà ultimamente.

E io? Che ti ho consolato veramente? Che ti ho tirato su quando non ti sentivi nemmeno più un uomo? Io che ho sempre saputo che stavo facendo tutto questo solo per te, e per quelle che ti avrebbero avuto dopo? Io che volevo darti ben più di quello che ti sei preso, che volevo dirti scegli dove vuoi andare e farti vivere a modo mio almeno per un week-end? Io che ho desiderato salire sulla barca dove l'avevi detto ma non mi hai mai invitata? Io che ti ho mostrato il mare e cosa ci può essere anche dove apparentemente non si vede nulla?

Io che ti ho aspettato tanto. Sono rimasta sospesa sulla soglia, con la porta aperta, in attesa...

In attesa di un soffio di vento.

Tu non sei mai arrivato.

23 luglio 2009

La prova. 2.

Sono stata brava stasera, ho resistito. Eravamo in macchina assieme.

Nessuna stranezza. Solo ai saluti finali mi ha stretta forte. Io no. Mi ha schioccato una serie di baci sul'orecchio. Io no. Non ho abbracciato, non ho baciato se non cordialmente su una guancia, io. Staccandomi non ho guardato negli occhi.

Ora che sono a casa non dormirò. Ma nemmeno piangerò. E non mi getterò sul gelato alla panna con mirtilli e lamponi freschi. Fatto fuori ieri notte... E' così che si inizia a guarire? Per lo meno non subisco passiva il suo tripudio di negazioni ma dò il mio contributo attivo al duello.

Certo che lui... Lui non fa neanche una domanda.
E' così facile costruire la distanza, quando due persone credono di volersi bene? E' così breve il tempo che da amanti ci trasforma in estranei? Soffoco il disagio fisico che mi causa l'iprocrisia dei silenzi con cui ci siamo difesi.

Mentalmente faccio l'elenco dei cd che finalmente stasera gli ho lasciato. Gal Costa, Nitin Sawhney, Gabin... Ne restano altri quattro, ma non penso serviranno per chiudere il rituale: stasera ero pronta. Non me li restituirà, sono un regalo. Non un gesto gentile. Solo uno dei miei regali.

26 maggio 2009

Presagi

Gli ho detto della Maledizione del Regalo.
Gli ho detto che tra i cd che stavamo ascoltando c'erano anche quelli che avevo preparato per lui, che non si ricordava mai di cambiare il caricatore in macchina e da mesi lasciava scorrere le stesse note. Gli ho detto che se glieli avessi dati non l'avrei più visto e per questo preferivo aspettare almeno la fine del corso di sub e lasciare che prendesse il brevetto.

Ora il corso è finito e io aspetterò di rientrare dal Mar Rosso per consegnare il mio regalo. Chè le cose che fai per qualcuno non sono mai veramente tue e se girano per casa lasciano come un senso di disagio.
Allora non avremo più scuse per vederci e sarà un ottimo motivo per ascoltare la mia musica.